“(..) non sono poche le apparenti materie prime di medina zabo, ma ponendosi davanti alle sue opere, alla connessione tra i materiali che usa, al rapporto che lei determina con gli insetti che abitano o hanno abitato quei materiali, alle argille, ai telai parassitati, alla cera, al fuoco, al colore, a ciò che scrive, ebbene viene fuori che la sua materia prima, anzi il suo primum mobile artistico è il rispetto. è il rispetto per l’opera, per il suo senso, per il colloquio che aprirà con chi guarda e con il contesto per cui è pensata che aziona il suo fare artistico. (..)  il suo lavoro  parte dalla possibilità di proseguire, reinventandolo, un percorso avviato dalla natura e portato da lei a termine, un termine che però l’artista non sempre chiude, riaffidandolo a un altro possibile intervento naturale.” leggi tutto

estratto dal testo critico di michela becchis per materia prima 2019

“(..)” una fessura nel muro racconta di apparizioni e sparizioni: un’ape, poi un’altra, un’altra ancora, di nuovo una frequenza che non riesce a dire nulla che sia per noi. la stagione è iniziata lì fuori, l’ispezione naturale dello spazio non ha nulla a che fare con il controllo delle masse.”  leggi tutto

dal testo critico di chiara scarlato per #tempofermo, 16civico a cura di christian ciampoli, pescara 2020

“(..) medina zabo approfondisce le capacità di azione e reazione di svariati materiali, alle volte industriali, concentrandosi, mediante reagenti, sulla restituzione del pigmento sulla superficie e declinando quest’ultima al pari di una membrana vibrante e pervasiva.
infine, nella convinzione – derivante dal metodo antilogico – del fatto che intorno a qualsiasi tesi possano essere addotte ragioni opposte e di identica forza, la mostra sottende, più o meno esplicitamente, un invito a concepire la ricerca artistica odierna in termini sistemici, dunque come un ente che si espande orizzontalmente verso una pluralità di orientamenti senza gerarchie seguendo dinamiche di causa, concausa, effetto e effetto collaterale, anziché lineari, quindi assecondando semplicistici rapporti unilaterali di causa effetto sempre meno adeguati per risolvere l’articolazione della contemporaneità.”  leggi tutto

dal testo di davide silvioli per diversioni, roma 2019

“la cera ha una doppia valenza: organica e chimica, ma in entrambi i casi è sottoposta a processi di trasformazione fisica che, rendendola duttile, la destina a funzione protettiva. ci sono vite pronte a sbocciare all’interno delle strutture plasmate da medina zabo, larve depositate dalle tarme della cera, predisposte a condividere una vita comunitaria con le api. processi interni che l’artista individua anche con oggetti inanimati come peluches, ferro, asfalto, fin’anche pastasciutta. in quest’ultimo caso è ancora il processo interno a trasformare la conformazione del blocco, che vive meccanismi metamorfici di cui è impossibile prevedere durata e risultato finale. la cera emana odore e la sua conformazione lattiginosa produce effetti opalescenti che variano al variare dell’incidenza luminosa, così è possibile scorgere questi mondi interni, dove nuove vite si preparano alla prossima emersione.”

dal testo di andrea baffoni, brana mondi paralleli, omaggio a brajo fuso, fabrizio fabbri editore, 2018

” (..)”ogni opera presentata nella mostra “in buono stato” è in divenire, la cera parassitata ha una stabilità che muta con le condizioni ambientali ed il tempo; ed elementi come il ferro e il legno sono “ancore” cui affidarsi nella fragilità dei materiali scelti per raccontare il flusso di vita, di coscienza. il concetto di entropia che definisce l’ordine come una disposizione improbabile degli elementi, ‘senza tenere conto se la forma macroscopica di tale disposizione sia strutturata armoniosamente o invece deformata nel modo più arbitrario’ entra in modo laterale nelle opere di medina zabo e attiene soprattutto al contributo che vite esterne (quelle delle larve nella cera parassitata) possano contribuire a definire l’aspetto finale dei suoi lavori. “in buono stato” vuole essere una finestra contemporanea sui quattro elementi della natura con l’umiltà di chi sa che solo ascoltando in silenzio la metamorfosi di ogni elemento, può coglierne l’essenza e trascenderla fino a creare arte.”

dal testo di river of trees per “in buono stato” solo show, curva pura roma 2018

(o.r.a. prize award winning)